“Riprendiamoci Prato”

Prato, questa città governata da una giunta che da fastidio a tutti. Ma perché da fastidio a tutti e tutti parlano di “riprendersi Prato”?  Sicuramente perché poche cose sono più insopportabili del fastidio che dà un buon esempio. Non per niente Mark Twain era più intelligente di certi tipi.

Domenica ho ascoltato della demagogia pura da parte di Vendola. Demagogia, perché tutti quelli che calano e caleranno a Prato a sostenere i candidati sindaci useranno la demagogia. Sarò duro e forse di parte, racchiuso nella mia ideologia ma non posso non paragonare le risate di quei personaggi che si telefonano la notte del terremoto dell’Aquila a quelle si sussiego del governatore della regione Puglia verso i Riva, padroni della più grande fabbrica di tumori d’Italia. Al di la della demagogia vendoliana che predica bene  e sogna un uguaglianza sociale simile a quei famosi maiali di Orwell, si contrappone il culo della responsabile alla comunicazione della sua lista Tsipras postato sui social network come un esempio mercificante e di baratto alla maniera di un olgettina qualsiasi. Direte voi, questo è il progresso e queste le nuove mode comunicative. Da pragmatico quale sono non sono sicuro se queste nuove mode accenderanno gli animi. Sicuramente però accumunano le fattorie! Certo è che tra i moderni eventi che evidenziano culi in bikini bianco e antichi eventi che ritraggono una vecchia mattanza del ‘45 nel mezzo c’è lo zero assoluto, almeno a Prato. Uno zero assoluto che al di là dei discorsi, delle bronchiti vere o presunte, dei vecchi verdi e verdastri che sognano solo di tornare in auge, non produce un idea o un programma. Uno zero assoluto che riesce laddove perfino il buon Peppino Durgoni non si avventurerebbe: l’alleanza con quelle anime che hanno dismesso il nero passando al rosso sbiadito in un batter di ciglia. Figurarsi se i bravi ragazzi, tutta retorica e foto macabre, hanno detto al buon Nichi nazionale che appoggeranno una lista in cui l’integrazione viene vista alla pari di un musicista omosessuale che suona in un locale,  ma tant’é! Silenzio e omertà perché fa comodo. Continua a leggere

Se Non Ora, Quando?

“Se non ora, quando?” No. Non mi riferisco all’omonimo libro scritto da Primo Levi nel 1982 ma all’attualità odierna dei sempreverdi voltagabbana che potrebbero a ben vedere aggiungere un nuovo slogan alla campagna elettorale biffoniana.

Senza vergogna e senza pudore volteggiano dalle poltroncine di circoscrizione, del consiglio comunale o da quelle del salone d’acconciatura, verso la “lista civica popolare” come innocenti e virtuose figurine oltre che testimonial di quella fetta d’opportunisti che vede nel giovane e bel candidato sindaco, la propria rinascita, riconferma e rivincita. Ed è per questo motivo che la “sindrome di Scilipoti” ha attecchito cosi bene anche sul nostro territorio.

Certamente per un tipo burbero e brontolone che da sempre ha anelato la presidenza della circoscrizione centro, ritrovarsi in una lista con la probabilità neppure molto remota di essere assessore, è capibile e in certi casi pure giustificabile. D’altronde l’estrazione radicale (inteso come partito) del soggetto fa si che ci si possa alleare con chiunque riteniamo comodo, senza fare la benché minima piega, sia esso Biffoni per le amministrative pratesi che Berlusconi per i referendum di carattere nazionale. Ma vabbé…. Continua a leggere

Viadotti e Abbindolati

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Volevo scrivere qualcosa sul confronto che si è tenuto l’altra sera tra i candidati sindaci per discutere della necessità di trovare una soluzione all’annoso problema del raddoppio della declassata in zona soccorso. Volevo scrivere qualcosa non come tecnico o come ingegnere civile, giacché è una competenza che non mi appartiene, ma come semplice cittadino che ragiona di logica e per questo mi è ritornato in mente “Sedotti e Bidonati”, un vecchio film del 1964 con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Ovviamente nessun riferimento alla trama di per se ma leggendo il titolo mi è balzato subito in mente che calza in perfetta simbiosi per la questione viadotto/interramento. Per questo, abbiamo assistito un equivoco sotto il tendone del Circo Prato: tutti che parlavano dell’interramento della declassata, e se avessero potuto, avrebbero presentando ansiosamente piantine, disegni, studi, analisi, edotti tecnici commissionati ai più illustri studi architettonici o ingegneristici. Un equivoco sorto proprio dalla volontà dell’attuale sindaco Cenni nell’insistere a trovare una soluzione per il problema viario della declassata in zona soccorso. Un equivoco che gli altri candidati sindaci hanno sfruttato come leva elettorale per elemosinare voti, per convincere la cittadinanza. Convincerla? Continua a leggere

Rane Bollite

Ho l’ranaabitudine di rileggere i vecchi libri, specie quelli che ritengo degni di poter figurare in modo perenne, in ogni biblioteca che si rispetti, ossia Manufacturing Consent: The Political Economy of the Mass Media del filosofo americano Noam Chomsky. Con molto piacere ho ritrovato quel principio anarchico di libertà di coscienza tradotto in maniera divertente, come fosse una storiella per bambini: Il principio della rana bollita.

«Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.

Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.

L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce -semplicemente – morta bollita.

Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone. Come assioma alla storiella Chomsky rileva una giusta dose di morale: questa esperienza mostra che – quando un cambiamento si effettua in maniera sufficientemente lenta – sfugge alla coscienza e non suscita – per la maggior parte del tempo – nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta.»

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